Gariga nanofanerofitica

 

 

Gariga                      nanofanerofitica

DESCRIZIONE: In questo caso tutte le specie proposte sono arbusti nani, alti di solito al massimo 1,50 m e detti, appunto, nanofanerofite. In natura questi cespugli formano comunità dall’organizzazione in genere meno densa rispetto alle comunità di macchia, quelle delle garighe. Queste comunità sono molto diffuse in ambiente mediterraneo, dove quasi sempre prendono il posto di formazioni più complesse e mature, quali macchie e boschi sempreverdi, andate distrutte per taglio, pascolo incontrollato, incendi ripetuti. Proprio il fuoco è spesso il fattore ecologico chiave nella costituzione di questo tipo di garighe e nei confronti di esso molte delle specie mostrano adattamenti specifici.

 

In questa aiuola sono presenti alcune delle specie più tipiche, che strutturano le garighe pugliesi a nanofanerofite. Si possono osservare, ad esempio, specie del genere Cistus, considerato dai botanici il più rappresentativo di un’intera famiglia, quella delle Cistacee, a cui infatti dà il nome. Il termine deriva dal greco χstos, scatoletta, dalla forma della capsula da cui si liberano numerosi e piccolissimi semi. Tra le cistacee è norma che una parte di questi semi (i cosiddetti hard seeds), germinino in maniera massiccia solo dopo l’esposizione alle alte temperature dovute al passaggio del fuoco, che ne microfessura il rivestimento duro permettendo l’ingresso di acqua. Hanno questa origine popolazioni del Cisto rosso (Cistus creticus L. subsp. eriocephalus (Viv.) Greuter & Burdet), del Cisto femmina (Cistus salviifolius L.) e del Cisto di Montpellier (Cistus monspeliensis L.), capaci di formare a due-tre anni di distanza dal passaggio del fuoco vere e proprie lande continue di arbusti, in seguito al boom germinativo post-incendio. In primavera nell’aiuola spiccano i loro fiori, vistosi ma anche particolarmente effimeri, color porpora e curiosamente spiegazzati soprattutto nel primo caso, bianchi nelle altre due specie. Nei mesi più caldi le foglie dei cisti emanano odori aromatici caratteristici. Tra le specie presenti il più intenso è quello del Cisto di Montpellier, le cui foglie sono infatti rivestite di ghiandole a secreto fortemente appiccicoso e aromatico.

Particolarmente poco frequente nelle garighe pugliesi è il Cisto giallo (Halimium halimifolium (L.) Willk.), le cui piccole corolle compaiono nell’aiuola sul finire della primavera o nella prima estate. Si tratta di una specie diffusa nel Mediterraneo occidentale, per la quale l’unica stazione pugliese (quella della duna di Lesina) è anche la più orientale in assoluto dell’intera area di distribuzione della specie. Altra specie a distribuzione mediterraneo-occidentale, nota in Puglia anch’essa solo per la stazione di Lesina, è l’Erica multiflora (Erica multiflora L.). Anche i semi delle ericacee sono adattati alle condizioni ecologiche che si sviluppano a seguito di un incendio, essendo stimolati a germinare per esposizione alle alte temperature e al fumo.

Tra tutte le specie del Giardino, la “palma d’oro” della rarità nella nostra regione spetta a un’altra cistacea, il cisto di Clusius (Cistus clusii Dunal), vero e proprio emblema delle problematiche legate alla conservazione della biodiversità vegetale in Puglia. Quando ancora in anni recenti nella nostra regione si continua a registrare l’estinzione di specie vegetali, non più ritrovate nei siti conosciuti, questa specie è una araba fenice. Estinta allo stato spontaneo nell’unica stazione pugliese, anche in questo caso la duna di Lesina, “è risorta” a partire da semi della stessa popolazione conservati presso la banca semi dell’Università degli Studi di Bari. Gli individui presenti in questo giardino sono tra quelli prodotti per incrocio e successiva coltivazione a partire da quel materiale; numerosi altri sono stati reintrodotti in natura, a Lesina, dove potranno dare origine, moltiplicandosi, ad una popolazione in grado di sostenersi autonomamente.

Didascalia

1) Cisto giallo – Luigi Forte

2) Cisto di Clusius – Gianni Signorile   

3) Erica multifloraLuigi Forte    

4) Cisto rosso Gianni Signorile 

 

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