Macchia mediterranea a sclerofille sempreverdi

 

 

Macchia mediterranea                a sclerofille sempreverdi

 

DESCRIZIONE: Se vi chiedessimo di fare una associazione mentale, scommettendo (mano sul fuoco) che alla parola “macchia” assocereste presto o tardi la parola “mediterranea”, con una probabilità molto alta, i nostri polpastrelli resterebbero illesi. In realtà si fa presto a dire “macchia mediterranea” e ciò che sembra univocamente definito non lo è poi così tanto: di macchia mediterranea ne esistono, anche nella nostra regione, numerosi tipi diversi, a seconda del settore geografico, delle condizioni ecologiche e stazionali più fini, dei fattori antropici coinvolti. In base a questi e ad altri elementi cambiano parallelamente anche le specie vegetali dominanti: avremo la macchia a ginepri, quella a Lentisco e Mirto, la macchia a ericacee (Erica arborea e Corbezzolo), quella a Sparzio (Calicotome sp. pl.), quella a Euforbia arborea, per citare solo alcuni dei tipi termofili più comuni in Italia. Il filo conduttore di tutte queste differenti comunità vegetali è innanzitutto il contesto macro-climatico nel quale esse si affermano, per l’appunto tipicamente mediterraneo, e il comune aspetto, in generale quello di una formazione di altezza variabile, intricata e impenetrabile, costituita per lo più da arbusti, piccoli alberi e una ricca componente di piante lianose, che ne accentua l’inaccessibilità. Nei territori mediterranei queste formazioni sono per lo più il risultato della millenaria opera di trasformazione compiuta dall’uomo, che ha gradatamente ma ripetutamente impattato sui boschi (in questo caso la foresta sempreverde), soprattutto attraverso il taglio e i frequenti incendi.

 

Le specie proposte in questa aiuola sono le più tipiche essenze che si possono riscontrare in Puglia nelle macchie termofile. Queste specie sono dotate di adattamenti di vario tipo (morfologico, fisiologico e biochimico), tali da superare la lunga estate mediterranea. Molte delle entità dell’aiuola sono arbusti sclerofilli, a foglie rigide e dure, che limitano la perdita di acqua a livello fogliare mediante l’inspessimento della cuticola e la presenza di un’epidermide pluristratificata. Tra le più note ad adottare questa strategia, sono presenti il Lentisco (Pistacia lentiscus L.), l’Ilatro comune (Phillyrea latifolia L.), l’Alaterno (Rhamnus alaternus L.), ma anche il Caprifoglio mediterraneo (Lonicera implexa Aiton), una sempreverde dal portamento lianoso e dalle delicate corolle rosate e imbutiformi. Una strategia diversa, ma altrettanto efficace, è messa in atto dalla Mortella (Myrtus communis L.), che concentrando dei soluti nelle cellule delle sue foglie apparentemente tenere, ne abbassa il potenziale idrico per meglio resistere all’aridità estiva. Lo stress idrico può essere limitato anche grazie ad un fitto tomento di peli, come quello abbondante che è presente su quasi tutte le parti del Trifoglino irsuto (Dorycnium hirsutum (L.) Ser.), altra specie della macchia termofila dai capolini bianco-rosati. Infine nell’aiuola sono presenti anche alcuni rappresentanti di una ulteriore strategia, sempre utilizzata per contrastare l’aridità ma se possibile ancora più radicale, come quella di perdere completamente le foglie in estate: è il caso dello Sparzio villoso (Calicotome infesta (C. Presl) Guss.) e del The siciliano (Prasium majus L.). Il primo è un arbusto tanto bello da vedere in primavera, quando crea un colpo d’occhio di grande effetto ricoprendosi completamente di fiori papilionacei giallo intenso, quanto respingente nel resto dell’anno per via dei rami rigidi e dall’apice fortemente acuminato, con i quali si difende dal morso degli erbivori. Il secondo è una lamiacea dai bei fiori bianchi disposti a coppie e dai tipici fusti grigio chiaro quadrangolari.

Didascalia

1) Corbezzolo – Francesca Carruggio

2) Lentisco – Gianni Signorile

3) Sparzio villoso – Luigi Forte

4) The siciliano – Gianni Signorile

 

 

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